Tracce di Esseri Umani

[Nives Manara per #Umani, Medici Senza Frontiere]

La maggior parte di noi ha studiato filosofia al liceo. Si, filosofia, la materia snobbata da molti, soprattutto da chi crede che quelli dei filosofi siano inutili sollazzi della mente. 
<<La filosofia non ti darà da mangiare, non ti farà lavorare, non serve a nulla!>>, sono le frasi più ripetute riguardo alle scienze umane. Magari in questo paese essere laureati in filosofia non darà un impiego immediato, ma permette qualcosa di molto importante: aiuta a pensare, ad utilizzare criticamente le proprie facoltà intellettive, e a porsi delle domande che hanno a che fare con l'intima e complessa natura umana. Non capisco perché questo venga così sottovalutato. Non è importante scegliere chi si vuole diventare e cosa portare di sé nel mondo? Quali tracce lasciare? 
Quello che amavo della filosofia era il suo condurmi nei meandri della mente e nelle profondità del mio spirito. Mi interrogava, mi emozionava, mi spingeva all'analisi profonda. E quello che ho scoperto, è che ciò che mi muoveva non era un puro amore per la conoscenza fine a se stessa, ma un sincero amore per l'essere umano e per le sue possibilità. Indagavo me stessa e osservavo quello che accadeva intorno a me, spinta da un reale desiderio di equità ed equanimità. Ricordo che mio padre mi diceva, con un sorriso: "Quando farai qualcosa che ti farà guadagnare?", riferendosi alle attività di volontariato o ai miei slanci di entusiasmo rispetto ad ipotetiche prospettive future. Lui ha sempre avuto le idee chiare: una grazia a questo mondo. Io, al contrario, sono spesso stata piuttosto confusa. Avevo principi saldi e motivazioni radicate, ma un'idea sul cosa fare in futuro... beh, quella no. Ma sapevo cosa non volevo essere e intuivo la direzione in cui andare. 

Se mi guardo indietro, rifarei tutto, dal principio ad oggi, con tutte le sue criticità e bellezze. Forse laurearmi in antropologia non mi ha portato... dove? Già, dove doveva portarmi? Ho amato studiare antropologia come poche cose al mondo, perché mi faceva sentire viva. Credo nella sua enorme utilità, fin nelle viscere del mio corpo, così come nella Danza Terapia. Danzare mi fa sentire che sono, che esisto, che sono corpo e spirito. 
Questo vuol dire che finché avrò respiro, mi impegnerò affinché qualcosa di buono accada, ogni giorno, nel mio piccolo universo. Camminerò in quella direzione e agirò secondo le mie possibilità. 

E' per questo che il mio pensiero va a Silvia Romano. Si leggono tante cose su blog e giornali e alcune, dal mio punto di vista, non dovrebbero avere tanta risonanza. Ciò che è marcio, nocivo, un inutile scarto per l'organismo sociale e per l'anima di tutti, va semplicemente buttato via. Forse dovremmo scegliere ciò che leggiamo con la stessa dedizione con cui scegliamo cosa indossare. E se non scegliamo con cura, forse dovremmo iniziare a farlo. 

Non possiamo sapere cosa abbia portato Silvia a scegliere la sua strada e di certo non possiamo evincerlo da citazioni riportate sul suo profilo Facebook, da cui poi dare adito ad inutili riflessioni superficiali e strumentali, giusto per avere qualche likes ed incitare il prossimo ad una sterile polemica. Credo che i social rappresentino oggi un immediato veicolo di comunicazione emotiva, ma mi sembra evidente che si tratti di un analfabetismo collettivo. Quello che sappiamo dai giornali, è che Silvia stava facendo il suo lavoro e ciò che aveva significato per lei e, nel farlo, è stata rapita. Ora, nulla del suo lavoro è criticabile: non ci hanno chiesto il nostro parere sulle sue esperienze di vita, benché sembra che chiunque si senta legittimato a farlo in qualsiasi momento. 
Questa ragazza ha subito un atto violento e deve essere aiutata. Punto.  

Non posso immaginare la paura, il dolore, la preoccupazione dei suoi genitori e mi fa arrabbiare che debbano anche solo venire sfiorati da parole ingiuste e indegne. Se potessi rivolgermi a loro, gli direi di non lasciarsi toccare dall'ottusità, la meschinità e la malignità delle persone che non sanno credere in nulla e che hanno annichilito ciò che di più prezioso avevano per e in questa vita. Ci vuole coraggio per vivere impegnandosi responsabilmente in qualcosa di concreto, che possa essere buono e utile per l'altro, oltre che per se stessi. La cooperazione dovrebbe essere sempre, qui e nel mondo intero. Non importa dove si va, l'importante è praticarla. Le persone - tutte le persone - possono essere un esempio. 
Tocca a noi scegliere che tipo di esempio essere. 

Mi auguro con tutto il cuore che Silvia torni a casa. 

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