..Da questo piccolo angolo di mondo..


"I think I need to find a bigger place
'Cause when you have more you think 
you need more space". 
(Society, Eddie Vedder)


SPAZIO. 
Noi siamo corpi. Siamo corpi che si muovono nello spazio, occupando spazio e creando lo spazio. 
Siamo corpi vivi e senzienti. 
Cosa accade quando il nostro spazio vissuto, quello della nostra quotidianità, si restringe improvvisamente? 
In questi giorni, è quello che è accaduto alla maggioranza delle persone. La vita cittadina, in particolare, credo possa rendere questa condizione piuttosto dura da sostenere. La città, per la sua organizzazione strutturale e funzionale, porta con sé una certa spinta all'alienazione sociale, non permettendo ai singoli di restare in contatto con le forme e i ritmi della natura, perdendo in tal modo il senso delle proporzioni e il sentimento della vastità e dell'infinito. La maestosità della montagna, l'infinità e la profondità del mare, credo abbiano il potere di riportare l'essere umano alla percezione della propria finitezza, ammirando la bellezza della terra su cui poggia i piedi e, finalmente, sentendosi parte di essa, percepirne l'armonia, quella "giusta proporzione in cui si mescolano il limite e l'illimitato" ("Filebo", Platone).

Proviamo a immaginare, dunque, cosa può significare, per una piccola persona cittadina, sentire di non avere più a disposizione quella già limitata ma vitale possibilità di movimento. Abitare una metropoli non è mai una passeggiata tra i fiori. Puoi ammirarne la bellezza e sentirti a casa, ma sai che i tuoi occhi, presto o tardi, cercheranno nuovi orizzonti, più ampi e più aperti.

In questa delicata fase che stiamo vivendo, per chi è molto fortunato, lo spazio vissuto è diventato quello delle mura domestiche e di qualche passeggiatina in collina o in montagna. Per chi è fortunato, invece, è lo spazio della casa con tutti i comfort della vita moderna, e di qualche giro al supermercato. Per chi è meno "fortunato" (termine che sto utilizzando in modo improprio), ovvero tutte quelle persone che vivono in condizioni di bisogno assistenziale - anziani, disabili, "senzatetto", le persone nelle carceri -, questo momento storico sta generando un aggravarsi delle condizioni di marginalità preesistenti. Tuttavia, non è ciò di cui intendo parlare in questa sede. 

Ora più che mai, insomma, siamo consapevoli di occupare un piccolo angolo di mondo. La paradossale condizione in cui ci troviamo a vivere è quella di una vita "reale" percepita attraverso gli schermi e la radio, come se il mondo "fuori" ci sfuggisse di mano e continuasse ad andare avanti senza di noi, al di là di noi e in un "fuori da noi", con il rischio di dimenticarci di noi e di percepire come "irreale" e "sospesa" quella che è la nostra vita, che ora è vita di tutti i giorni. Certamente, la Vita scorre sempre al di là di noi, ma scorre anche in noi, nello spazio che siamo e che occupiamo. 

In questo contesto, i mezzi di comunicazione e i canali social hanno un grandissimo potere, credo amplificato rispetto ad una condizione in cui la possibilità di cambiare spazio e l'alternanza fra un dentro e un fuori è dinamica e scorrevole. Dal mio punto di vista, quando l'unica "finestra sul mondo" diventa quella di uno schermo, il rischio di chiudersi sempre più in se stessi, nelle proprie angosce e paure, è ancora più alto. Naturalmente, sono ragionamenti soggettivi frutto dell'esperienza personale, non mi aspetto che siano considerazioni universalmente condivise. Ma mi sono più volte interrogata su quale potesse essere il mio piccolo contributo in questa inedita situazione di vita e mi sono risposta che voglio provare a impiegare il mio tempo nutrendo mente-corpo-spirito, sfruttando i mezzi che ho a disposizione in modo il più possibile equilibrato e per il loro "potere positivo", condividendo esperienze e riflessioni. Se qualcosa fa bene a me, forse può far bene anche a qualcun altro. 

Ciò che mi sono detta e che auguro è dunque questo: restiamo radicati. Non lasciamoci "rapire". Non lasciamoci catturare dalla stasi, dalla ripetitività del fare e dalla ciclicità dei pensieri. Mi auguro che possiamo avere cura del nostro spazio: cura di noi stessi, del nostro corpo, che non è solo pura materia in carne e ossa; cura dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. E cura dell'altro: l'altro con cui condividiamo lo spazio "vicino" e lo spazio "lontano". 

Facciamo in modo che la nostra casa, nella nostra intimità, sia bella, profumata e accogliente, per noi stessi e per gli ospiti che verranno. Facciamo in modo che i nostri occhi vedano la bellezza anche dentro casa, quella bellezza che possiamo toccare e respirare, come i fiori sui balconi, una boccata d'aria pulita o il profumo degli oli essenziali nel diffusore; sentire, come la musica; assaggiare, come una buona torta preparata con amore. Ne abbiamo bisogno. 
Danziamo, suoniamo, coloriamo, creiamo, componiamo. O anche no, ma non dimentichiamo che possiamo farlo e che torneremo a farlo. Leggiamo, non solo le notizie sui quotidiani. Nutriamo la nostra mente e il nostro spirito con parole nuove, magari dandoci la possibilità di "fare spazio" a ciò che non abbiamo davvero considerato finora, forse rimasto sepolto in un angolino del cuore. Creiamo spazi nuovi. 
Vogliamoci bene.
Non andiamo in cerca di un nemico su cui scaricare le nostre paure, addebitandogli le cause di tutti i mali. Questo può avere solo il nefasto effetto di generare ancora paura, rabbia e odio. 

"Gli umani hanno sofferto più a causa gli uni degli altri che a causa di disastri naturali". ["Un nuovo mondo", E. Tolle]

Non siamo soli. 
"(...) mille anni al mondo, mille ancora 
che bell'inganno sei anima mia
e che grande questo tempo che solitudine
che bella compagnia.."
[Anime Salve, Fabrizio De André]

La nostra anima e l'anima di tutti. L'anima del mondo. 













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